Le Smanie per la Villeggiatura

Présentation de la pièce

 

Le Smanie per la Villeggiatura di Goldoni che intendo allestire sarà uno spettacolo rivistato da un gruppo di attori dei nostri giorni, la celebre compagnia Malafesta creata da me medesimo (Giulio Serafini), tredici anni or sono a Rimini.

 

« Ho sempre amato Goldoni ed il modo in cui, attraverso una
scrittura semplice, riesce a dare una rappresentazione profonda
delle passioni umane. Passioni, come nella Villeggiatura, spesso
estreme e strazianti nonostante nascano da piccoli vezzi e
da capricci. »

 

Le musiche eseguite in scena da un’attrice-violinista sono creazioni originali o brevi richiami a temi popolari conosciutissimi. La scenografia è scarna ed essenziale e viene ridotta a due soli bauli che contengono tutto il necessario per lo spettacolo: dai costumi agli oggetti di scena.

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« Il progetto che viene qui lanciato dall’associazione francese Malafesta e dalla riminese Teatro è Libertà, è un progetto di respiro internazionale in due fasi. Una prima parte che comprende la creazione dello spettacolo ed il debutto nel luglio 2014 , oltre ad una prima piccola tournée (da realizzarsi nell’entroterra romagnolo tra 2014 e 2015). Una seconda parte del progetto che consiste in una tournée in Francia nel 2016 per studenti medi e liceali che studiano la lingua italiana. »

 

Questo è dunque solo un primo, per quanto fondamentale passo, di un progetto di lungo (speriamo lunghissimo) respiro!

 

 

 

Le smanie per la villeggiatura

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Quelques extraits

  • Atto I, Scena Sesta

    FILIPPO: Ed a che fine il capuccietto?

    GIACINTA: Per la notte, per l’aria, per l’umido, per quando è freddo.

    FILIPPO: Ma non si usano i cappellini?

    GIACINTA:  Oh, oh, oh, i cappellini!

    FILIPPO: Oh, oh, oh!

    GIACINTA: Anticaglie, anticaglie.

    FILIPPO: Ma quanto sarà, che non si usano più i cappellini?

    GIACINTA: Oh! due anni almeno.

    FILIPPO: E in due anni sono venuti anticaglie?

    GIACINTA: Ma non sapete, padre, che quello che si usa un anno, non si usa l’altro?

    FILIPPO: Sì, è vero. Ho veduto in pochissimi anni cuffie, cuffiotti, cappellini, cappelloni; ora corrono i cappuccietti; m’aspetto, che l’anno venturo vi mettiate in testa una scarpa.

  • Atto II, Scena Nona

    VITTORIA: Giacintina, amica mia carissima.

    GIACINTA: Buon dì, la mia cara gioia. (Si baciano)

    VITTORIA: Che dite eh? È una bell’ora questa da incomodarvi?

    GIACINTA: Oh! incomodarmi? Quando ho sentito la vostra voce mi si è allargato il core d’allegrezza.

    VITTORIA: Come state? State bene?

    GIACINTA: Benissimo. E voi? Ma è superfluo il domandarvi: siete grassa e fresca, il cielo vi benedica, che consolate.

    VITTORIA: Voi, voi avete una ciera che innamora.

    GIACINTA: Oh! cosa dite mai? Sono levata questa mattina per tempo, non ho dormito, mi duole lo stomaco, mi duole il capo, figurarsi che buona ciera ch’io posso avere.

    VITTORIA: Ed io non so cosa m’abbia, sono tanti giorni che non mangio niente; niente, niente, si può dir quasi niente. Io non so di che viva, dovrei essere come uno stecco.

    GIACINTA: Sì, sì, come uno stecco! Questi bracciotti non sono stecchi.

    VITTORIA: Eh! a voi non vi si contano l’ossa.

    GIACINTA: No, poi. Per grazia del cielo, ho il mio bisognetto.

    VITTORIA: Oh cara la mia Giacinta!

    GIACINTA: Oh benedetta la mia Vittorina! (Si baciano)…

  • Atto III, Scena Quarta

    LEONARDO: Ma come mai quel vecchio, quel maladetto vecchio, ha potuto ingannarmi? L’averanno ingannato. Ma se Filippo ha con lui degli affari, dunque il male viene da lui; ma non può venire da lui. Verrà da lei, da lei; ma non può venire nemmeno da lei. Sarà stato il padre; ma se il padre ha promesso. Sarà stata la figlia; ma se la figlia dipende. Sarà dunque stato Fulgenzio; ma per qual ragione mi ha da tradire Fulgenzio? Non so niente, son io la bestia, il pazzo, l’ignorante…

    PAOLO (viene coll’acqua).

    LEONARDO: Sì, pazzo, bestia. (Da sé, non vedendo Paolo)

    PAOLO: Ma! perché bestia?

    LEONARDO: Sì, bestia, bestia. (Prendendo l’acqua.)

    PAOLO: Signore, non sono una bestia.

    LEONARDO: Io, io sono una bestia, io. (Beve l’acqua)

    PAOLO: (Infatti le bestie bevono l’acqua, ed io bevo il vino) in dialetto.

    LEONARDO: Va subito dal signor Fulgenzio. Guarda s’è in casa. Digli che favorisca venir da me, o che io andrò da lui.

    PAOLO: Dal signor Fulgenzio, qui dirimpetto?

    LEONARDO: Sì, asino, da chi dunque?

    PAOLO: Ha detto a me?

    LEONARDO: A te.

    PAOLO: (Asino, bestia, mi pare che sia tutt’uno).